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( nuvola.corriere.it) - Una spremuta di meningi collettiva. Così è nata Nido di Seta, la Cooperativa di San Floro, in provincia di Catanzaro, che ha riportato in vita la tradizione dell’arte serica locale. Il piccolo Comune calabrese in epoca medievale basava infatti gran parte della propria economia sulla produzione di seta: una pratica scomparsa attorno al 1700 e rinata pochi anni fa grazie all’idea di tre ragazzi non ancora trentenni.

( nuvola.corriere.it) - Una spremuta di meningi collettiva. Così è nata Nido di Seta, la Cooperativa di San Floro, in provincia di Catanzaro, che ha riportato in vita la tradizione dell’arte serica locale. Il piccolo Comune calabrese in epoca medievale basava infatti gran parte della propria economia sulla produzione di seta: una pratica scomparsa attorno al 1700 e rinata pochi anni fa grazie all’idea di tre ragazzi non ancora trentenni.

Le storie di Domenico, Miriam e Giovanna, i giovanissimi fondatori, hanno fatto svariati giri prima di rincrociarsi. Dopo aver vissuto esperienze in Italia e all’estero, per studio e lavoro, nel 2014 si sono ritrovati a San Floro seduti attorno a un tavolo, a decidere cosa fare del proprio futuro. Ciò che li aveva riportati in quel Comune di 700 abitanti era la voglia di riscattare la propria terra, creare nuove opportunità, restare.

“Domenico è cresciuto allevando bachi da seta – racconta Miriam Pugliese, vicepresidente della Cooperativa -: sono stati suo nonno e suo padre a tramandargli questa tradizione. Abbiamo deciso di partire dalle sue conoscenze e siamo riusciti a ottenere dal Comune la concessione per l’utilizzo di cinque ettari di terra sulla quale erano stati piantati 3500 gelsi, di un casolare e del Museo della Seta”. Imparare a produrre seta con gli strumenti e le tecniche tradizionali ha richiesto alcuni mesi, un viaggio in India e ore di chiacchierate con gli anziani del paese, detentori dei segreti più pratici.

Da quando Nido di Seta ha cominciato a ingranare, la loro vita è radicalmente cambiata. I ritmi sono serratissimi: i mesi più intensi vanno da aprile a ottobre, il periodo cioè dell’allevamento dei bachi da seta, quando la giornata comincia alle sei del mattino. La prima cosa da fare è dar da mangiare foglie fresche ai centoventimila bachi nati sui gelsi. E questo è solo il primo dei sette pasti giornalieri di queste larve, che nel loro ciclo di vita (di appena ventotto giorni) hanno bisogno di grandi quantità di cibo. Una volta cresciute, si chiudono nel bozzolo, fornendo la materia prima della seta: il filo grezzo, che subirà poi vari processi, dalla sgommatura alla tessitura. Per finire con la tintura, ottenuta a partire da prodotti naturali come il papavero, la mora di gelso, la cipolla di Tropea, i fiori di ginestra o il mallo di noce.

Continua la lettura sulla fonte ufficiale: http://nuvola.corriere.it/2017/02/07/nel-cuore-della-calabria-rinasce-larte-della-seta/

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