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Quanto guadagnano i nostri deputati e senatori Italiani?

Politica Italia
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La domanda è lecita e non si tratta di antipolitica o di spirito giacobino visto che, in questi anni e sotto la pressione dell’opinione pubblica, sono state avanzate numerose ipotesi sulla riduzione dello stipendio dei parlamentari.

Uno studio inglese sugli stipendi dei parlamentari in Europa ha calcolato che il costo di un parlamentare italiano è di circa 120.500 sterline all’anno. Praticamente il doppio dei colleghi inglesi che percepiscono 66.000 sterline, molto di più di quelli dei politici tedeschi e francesi e addirittura sei volte tanto di quelli spagnoli.

Di recente poi il Movimento 5 Stelle è tornato alla carica sul tema, trovando però al momento l’opposizione della Lega che ha sottolineato come il provvedimento non sia presente secondo loro nel contratto di governo.

Vediamo allora quanto incassa mensilmente in Italia chi siede alla Camera o al Senato, dando uno sguardo anche a tutti quei tentativi, spesso molto fumosi, che sono stati intrapresi in Parlamento per tagliare l’entità degli stipendi.
Attualmente i deputati hanno diritto a un’indennità lorda di 11.703 euro. Al netto sono 5.346,54 euro mensili più una diaria di 3.503,11 e un rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. Ad essi si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti.

I senatori invece ricevono un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Al netto la cifra è di 5.304,89 euro, più una diaria di 3.500 euro cui si aggiungono un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese come rimborsi forfettari fra telefoni e trasporti.

Facendo un rapido calcolo e senza considerare le eventuali indennità di funzione i componenti del Senato guadagnano ogni mese 14.634,89 euro contro i 13.971,35 euro percepiti dai deputati.

I tentativi di diminuire gli stipendi
Nella scorsa legislatura il Movimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge per dimezzare almeno le indennità, che sono una delle voci di spesa che alla fine dei conti pesano più di tutte al bilancio finale.

Un tentativo di taglio degli stipendi di deputati e senatori venne intrapreso anche nel 2011, quando l’allora presidente del Consiglio Mario Monti incaricò una Commissione di livellare le retribuzioni delle cariche pubbliche alla media europea: dopo qualche mese l’iniziativa si concluse con un nulla di fatto.

La riforma costituzionale del governo Renzi avrebbe invece eliminato le indennità dei senatori, tuttavia un documento che sta circolando in questi giorni in Parlamento sulla necessità di concludere “il processo di armonizzazione delle discipline relative al trattamento giuridico ed economico dei senatori e dei deputati in vista della creazione dello status unico dei parlamentari” sembrerebbe voler salvare stipendi e rimborsi.

Proprio nell’ultima campagna elettorale molto si è parlato di un taglio ai costi della politica. In particolare il Movimento 5 Stelle ha insistito molto sul tema inserendo nel proprio programma una specifica proposta.

Per prima cosa si dovrebbe commisurare la pensione di ex parlamentari ed ex consiglieri regionali ai contributi versati, ridurre il numero dei parlamentari e stabilire un tetto per gli stipendi e i rimborsi.

Nella campagna elettorale del 2013 era stato invece il Partito Democratico a proporre, per bocca del senatore Vannino Chiti, una riforma degli stipendi dei parlamentari.

Sostanzialmente si tratterebbe di equiparare l’indennità parlamentare a quella del sindaco di Roma, ovvero 9.762 euro lordi al mese. Netti quindi sarebbero poco più di 5.000 euro a ogni mensilità.

Oltre a questa parte fissa, ci sarebbe una diaria per le spese di alloggio di 2.000 euro per i parlamentari non residenti a Roma e di 1.000 invece per quelli che risiedono nella capitale.

Una proposta questa che però, come le altre, è caduta nel vuoto nella scorsa legislatura. Vediamo se invece in questa appena iniziata possa cambiare qualcosa, anche se i sentori non sono dei migliori.

(Fonte money)