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Regionali. Il ''circo Togni'' del Nazareno

Politica Calabria
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Siamo allo “scòrno” del Pd. E nel Pd. E chi ha sangue vesuviano nelle vene come Graziano sa bene di cosa si sta parlando. Letteralmente, lo “scòrno”, che è intraducibile nella sua essenza vera, «è il senso di umiliazione e di vergogna, accompagnato da beffa o dal ridicolo, provocato dal fatto di non essere riusciti in un intento o dall’essere stati facilmente superati o sconfitti da altri».


Ore centrali della giornata di venerdì, siamo all’entusiasmo puro. Attorno a Rubbettino alcuni gendarmi locali del Pd sono già al disegno delle liste. Quella del presidente è persino la più ambita. Non solo non si mette in discussione “l’accettazione” della candidatura da parte dell’editore di Soveria Mannelli ma si sorride sornioni alla semplice domanda. Ore centrali della giornata di sabato, siamo alla fine del secondo giorno dei tre autoconfezionati come parentesi che lo stesso Rubbettino s’era preso al cospetto di Zingaretti. Le certezze restano quelle del giorno prima e i gendarmi locali di cui sopra la clessidra del tempo che passa non la considerano neppure, «è prassi che uno prende tre giorni di tempo, mica poteva dire sì subito. Ma di fatto ha già accettato…» fanno più o meno tutti in coro. I telefoni di Oddati e Graziano squillano senza ricevuta di ritorno e i messaggini di testo non vengono neanche spuntati. È il “sabato del villaggio”, il giorno prima dell’assemblea del Pd a Bologna. CONTINUA LA LETTURA SULLA FONTE UFFICIALE PARTNER. ilfattodicalabria.it