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Gio, Ago

Che orrore la censura. Chi boicotta il ''Frac'' non può fermare la musica

Il peripatetico
Grafica
(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Della motivazione possiamo discutere, come possiamo discutere della line up, ma il danno inferto dalla improvvida decisione della Direzione museale della Calabria allo staff del Frac è ingiusto e ingiustificato. L’organizzazione di un Festival richiede una programmazione di mesi e lo stop a dieci giorni appena dall’inizio della manifestazione è uno schiaffo in pieno volto all’immagine della Calabria, a tutto un popolo di appassionati, ad un’idea della nostra terra diversa dai soliti stereotipi e a tutti i giovani che avevano studiato con cura la sistemazione della location: il Parco archeologico Scolacium.

Per chi non lo sapesse, il Frac è un Festival di ricerca per le arti contemporanee, un festival itinerante che nel 2015 ha svelato a calabresi e non le meraviglie del Palazzo rinascimentale di Aieta – che live Ghospoet! – si è poi spostato per due anni al castello normanno svevo di Vibo Valentia ed aveva scelto il Parco archeologico per l’edizione del 2018.

Una line up che ha fatto storcere il naso a qualcuno, viziato dagli artisti degli anni precedenti, ma che spazia fra vari campi della sperimentazione elettronica con progetti interessanti come la Napoli di Nu Guinea e l’appuntamento con la magia del dj set dei Floating Points. Il tutto in una cornice di installazioni e opere a rendere l’esperienza ancora più suggestiva.

Insomma, tutto questo doveva avvenire a Roccelletta di Borgia, con tanto di timbri ed autorizzazioni finché, il 30 luglio, la Direzione museale si sveglia dal suo letargo e ci fa sapere che no, questa cosa al Parco archeologico di Scolacium non si può fare, che se ci hanno suonato Caetano Veloso e Patitucci questo non significa che possano farlo anche Populous o Mavi Phoenix.

Pare che il documento paventi rischi di incolumità fisica per i partecipanti e giudichi quelli presentati come “interventi di musica elettronica, pop, avanguardia non consoni ai luoghi della cultura”.

E’ bello che in Italia ognuno possa esprimere la sua opinione, il problema è che la Direzione museale ha un diritto di veto ed ha deciso di esercitarlo. A dieci giorni dall’inizio della manifestazione.

Per la cronaca: il pronto soccorso del Comune e della Provincia di Catanzaro ha limitato i danni al minimo. Il Frac si terrà nello spazio di Villa Margherita, nel cuore di Catanzaro, e la programmazione non ha subito variazioni.

Ora però liquidiamo le motivazioni per quello che sono: una sciocchezza, e passiamo al punto. Quello che trovo inaccettabile è la leggerezza con cui si boicotta il lavoro fatto per un anno da tutto lo staff. Il totale disprezzo per la professionalità altrui.

La progettazione di un evento del genere è entusiasmante ma soprattutto stancante: i palchi, i suoni, la pianificazione dei viaggi e delle accoglienze degli artisti, il marketing, la grafica, le installazioni. La selezione degli artisti.

Sono tante le competenze da tenere insieme, mille le difficoltà e le delusioni che si incontrano lungo il cammino. Tutto sperando che in quei tre giorni d’estate accada qualcosa di magico. Poi basta il tratto di penna di un burocrate (poco informato? surrettiziamente male informato?) e tutto rischia di dissolversi.

I legali del Frac sono già al lavoro, ma non è dai Tribunali che noi dobbiamo aspettarci giustizia. Qui deve cambiare la testa delle persone.

Dobbiamo imparare a sostenere chi si sforza di produrre cultura anche quando non siamo del tutto sicuri di essere in grado di afferrare il senso dell'arte che ci viene presentata. Dobbiamo imparare a pretendere dalla burocrazia locale rispetto per chi lavora. Dobbiamo difendere chi resiste, in una terra che si arrende sempre troppo facilmente.

E sarà bello rispondere affollando Villa Margherita.