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Gratteri: ''Oltre 200 persone arrestate per associazione di stampo mafioso dal 2016 a oggi'' [VIDEO]

Cronaca Calabria
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(Tempo di lettura: 4 - 7 minuti)

CATANZARO -  Operazione Reventinum, 416 bis per 12 dei clan Scalise e Mezzatesta. Questo il bilancio dell'operazione Reventinum che ha portato all'esecuzione di dodici decreti di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 12 soggetti, ritenuti tutti responsabili di associazione di tipo mafioso e, a vario titolo, dei delitti di estorsione, sequestro di persona, violenza privata, danneggiamento a seguito di incendio, detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

Questa macchina è ormai partita e nessuno mai la potrà più fermare”.  Dichiara il procuratore capo Gratteri nella conferenza stampa di questa mattina presso la Procura di Catanzaro. “E’ una macchina nata da un’idea da un progetto - ricorda il Procuratore -, nato ormai 2 anni fa nel maggio 2016, Un progetto condiviso dai vertici delle Forze dell’Ordine e in particolare dal Comando Generale dei Carabinieri, e questo progetto è continuamente visto disegnato e perfezionato dal Generale Robusto, Generale Interregionale; dal Generale Baticchio, Generale Regionale della Regione Carabinieri Calabria e ovviamente dai quattro colonnelli e poi a scendere. Oggi un’operazione fatta dal Comando provinciale dei Carabinieri di Catanzaro, dal gruppo di Lamezia Terme, su due famiglie importanti che hanno terrorizzato quell’intera area nel corso di questi anni. Dal 2016 a oggi abbiamo arrestato oltre 200 persone per associazione di stampo mafiosio e le operazioni che sono state fatte nel Lametino, su questo territorio, hanno ben retto non solo al riesame ma anche davanti al tribunale di Catanzaro e al Tribunale di Lamezia Terme, questo ci conforta e denota e dimostra la grande qualità degli investigatori, dei Carabinieri a livello probatorio e quindi poi è facile per i miei sostituti, nel caso di specie nel collega Romano, poter trasformare un’informativa in una custodia cautelare e un’ordinanza di fermo. Questo è uno di quei lavori pieno di qualità e di riscontri”.

L’indagine condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Catanzaro coordinata dal procuratore Gratteri e dal sostituto procuratore, dott. Elio Romano, è stata sviluppata nell’ambito degli approfondimenti investigatisi su due omicidi: il primo dell’Avvocato Francesco Pagliuso avvenuto a Lamezia Terme la sera del 9 agosto 2016 mentre il secondo  a Catanzaro, la mattina del 24 giungo 2017, di Gregorio Mezzatesta. Entrambi omicidi che hanno avuto l’aggravante delle modalità mafiose e per cui è stato ritenuto gravemente indiziato Marco Gallo, classe 85, già tratto in arresto in un altro procedimento penale a suo carico.

LA SCISSIONE DEL GRUPPO DI MONTAGNA

Un’attività di indagine che ha consentito di delineare con chiarezza gli assetti storici ed attuali, nonché gli interessi criminali delle due cosche contrapposte, gli Scalise e i Mezzatesta, prosieguo della scissione del Gruppo storico della Montagna nel Reventino e in particolare nei comuni della provincia di Catanzaro: Soveria Mannelli, Decollatura, Platania, Serrastretta e territori limitrofi.

Un gruppo che inizia a scindersi nel 2001 con l’attentato a Pino Scalise. Dopo una prima fase sotto la supervisione delle cosche lametine dei Giampà e dei Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, dal 2013, i due clan - Scalise e Mezzatesta - cominciano ad operare con più autonomia, continuando a commettere gravissimi reati in un clima di violenza per il predominio esclusivo.

"I gravi indizi raccolti nel corso dell'attività di indagini –ha dichiarato nel corso della conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri Marco Pecci  – hanno dimostrato che le due organizzazioni criminali, hanno continuato a commettere gravissimi reati alimentando una crescente contrapposizione reciproca tesa a conseguire, da parte di ciascuno dei due gruppi, l'esclusivo controllo del territorio di riferimento. Un’area, quella montana, già attenzionata ma che, ha ancora molti aspetti oscuri. Delitti e fatti che oggi - conclude Pecci - hanno una sola chiave di lettura”.

Tre degli indagati sono stati arrestati in Piemonte, uno di loro aveva già la valigia pronta per la fuga, ammettono gli inquirenti.

“In relazione alla cosca “Scalise” - è scritto nella nota stampa dei Carabinieri -, con l’odierna misura viene contestato il reato di associazione mafiosa a Pino Scalise(cl. 58), Luciano Scalise (cl. 78), Vincenzo Mario Domanico (cl. 76), Scalzo Andrea (cl. 81), Angelo Rotella (cl. 83), Salvatore Domenico Mingoia(cl. 65) e Cleo Bonacci (cl. 62). Figure di spicco sono Pino  Scalise e Luciano Scalise, ai quali si attribuisce un ruolo verticistico in quanto titolari del potere decisionale in ordine alla strategia criminale da perseguire, anche con riferimento alle azioni violente rientranti nel programma criminoso collettivo della cosca. Il ruolo di partecipe viene attribuito a tutti i restanti soggetti sopra indicati, affiliati alla cosca Scalise con consapevolezza di scopo e di vincoli, pienamente inseriti nelle dinamiche delittuose, tutti impegnati a diverso titolo nell’affermazione della consorteria sul territorio.       

Nell’ambito della indicata contrapposizione vanno certamente inquadrati i fatti omicidiari che, a partire dal 2013, hanno coinvolto esponenti di entrambe le fazioni, in una vera e propria faida ancora oggi in atto. In particolare, si richiamano il duplice omicidio di Iannazzo  Francesco (cl. 84) e Vescio Giovanni (cl. 77), perpetrato in Decollatura (CZ) il 19 gennaio 2013, e gli omicidi di Scalise Daniele (cl. 85), in Soveria Mannelli (CZ) il 28 giugno 2014, di Aiello Luigi Domenico (cl. 56), in Soveria Mannelli (CZ) il 21 dicembre 2014, di Pagliuso Francesco, in Lamezia Terme il 9 agosto 2016, e di Mezzatesta Gregorio (cl. 64), in Catanzaro il 24 giugno 2017. 

La vicenda dell’Avvocato Francesco Pagliuso

La capacità criminale e la tracotanza raggiunte dalla cosca Scalise nel territorio di riferimento sono testimoniate dalla vicenda riguardante l’Avvocato Francesco Pagliuso, del foro di Lamezia Terme (CZ), che, nella seconda metà del 2012, era difensore di Scalise Daniele, figlio del capo cosca Scalise Pino, per un procedimento penale presso il Tribunale di Cosenza. Gli elementi investigativi acquisiti nel corso delle indagini, compendiati nell’odierno provvedimento di fermo, hanno documentato come il Pagliuso, accusato di un minor impegno professionale e di aver commesso degli errori nella linea difensiva a tutela dello Scalise Daniele, venisse privato della libertà personale, incappucciato e condotto con la forza da Lamezia Terme in un bosco della zona montana del Reventino, dove veniva costretto a stare, legato ed impossibilitato a muoversi liberamente, dinnanzi ad una buca scavata nel terreno con un mezzo meccanico. Il tutto al fine di piegare l’Avvocato alla volontà della cosca, specie con riferimento alle determinazioni e al comportamento da tenere nel procedimento a carico di Scalise Daniele.

Il sequestro di persona e la violenza privata perpetrati con l’aggravante mafiosa in danno dell’Avvocato Pagliuso vengono contestati con il fermo odierno al solo Scalise Pino, tenuto conto che gli altri correi sono nel frattempo deceduti a seguito di azioni omicidiarie. Lo stesso Scalise Pino, in un momento successivo, non esiterà a reiterare ulteriori minacce raggiungendo l’Avvocato Pagliuso direttamente all’interno del suo studio di Lamezia Terme.                 

L’attività estorsiva della cosca Scalise

Abbiamo fatto luce – ha spiegato il colonnello Giuseppe Carubia, comandante del Nucleo operativo di Catanzaro - sull'attentato incendiario che Luciano Scalise e Angelo Rotella misero a segno ai danni di un imprenditore di Decollatura operante nel settore del commercio di legname. Nell'agosto del 2017 i due esponenti della cosca Scalise, al fine di favorire un'altra società concorrente nel medesimo settore e far desistere l'imprenditore dalla sua attività economica, ne davano alla fiamme una macchina agricola e il capannone provocando un danno di oltre 150mila euro”.

I DODICI FERMATI:

  1. Scalise Pino, contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso con ruolo verticistico nell'organizzazione
  2. Scalise Luciano, contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso con ruolo verticistico nell'organizzazione
  3. Scalzo Andrea, contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso
  4. Rotella Angelo,  contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso
  5. Domanico Vincenzo Mario, contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso
  6. Mingoia Salvatore Domenico, contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso
  7. Bonacci Cleo, contestato il reato associazione per delinquere di stampo mafioso
  8. Tomaino Eugenio, contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso
  9. Roperti Giuliano, contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso con ruolo verticistico nell'organizzazione
  10. Tutuianu Ionela, contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso con ruolo di partecipe
  11. Mezzatesta Giovanni,  contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso con ruolo verticistico nell'organizzazione
  12. Mezzatesta Livio,  contestato reato di associazione per delinquere di stampo mafioso con ruolo verticistico nell'organizzazione  
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