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Traffico di beni archeologici. Sgominata holding criminale, 23 misure cautelari [VIDEO]

Cronaca Calabria
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È stata eseguita sul territorio nazionale e in alcuni Paesi esteri un'operazione dei carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale, diretta dalla Procura della Repubblica di Crotone, che stanno eseguendo 23 misure cautelari contro i presunti componenti di una holding criminale che gestiva un ingente traffico di beni archeologici.

I reperti, provento di scavi clandestini in Calabria, venivano esportati illecitamente fuori dall'Italia. Sono complessivamente 123 le persone indagate nell'inchiesta della Procura di Crotone nell'ambito delle quale i carabinieri Tutela patrimonio artistico stanno eseguendo 23 misure cautelari, con 80 perquisizioni in Italia e in vari Paesi europei. Quattro delle persone coinvolte nell'inchiesta, secondo quanto riferito dai carabinieri, sono domiciliate all'estero. Le indagini, avviate nel 2017, hanno permesso di recuperare numerosi reperti archeologici, per un valore di alcuni milioni di euro. Si tratta di vasi, lucerne, statuette, monete, piatti, fibule, monili del periodo magnogreco che è stato smistato attraverso anche case d'asta ed è finito nelle teche dei collezionisti senza scrupoli, pronti a pagare cifre da capogiro per esporre

L'organizzazione criminale. Giorgio Salvatore Pucci, 59 anni di Cirò Marina, e Alessandro Giovinazzi, 30 anni di Scandale, sono ritenuti e capi dell'associazione criminale e sono per questo finiti in carcere, mentre altri 21 indagati, sono stati disposti dal gip i domiciliari nelle sedi di Crotone, Catanzaro, Benevento, Perugia, Milano e Fermo. Le aree archeologiche sottopeste a depredamento sono quella di "Apollo Aleo" di Cirò Marina, di Capo Colonna, di "Castiglione di Paludi" nel Comune di Paludi, nell'area di Cerasello a Casabona, ma le indagini parlano di anche zone private dislocate nel territorio della provincia di Crotone e Cosenza.