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Giannuzzi (Agricoop): ''taroccano anche la Cipolla Rossa di Tropea, ora basta!''

Attualità Calabria
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La Calabria, nel panorama internazionale, rappresenta una delle Regioni italiane con un ricco e variegato patrimonio agroalimentare dove le produzioni tipiche regionali costituiscono il “fiore all’occhiello” di un portafoglio prodotti altamente differenziato, la cui ricchezza e varietà rappresentano un punto di forza in un contesto di crescente apprezzamento verso i prodotti diversificati e con un forte contenuto di tipicità.

Giannuzzi Innocenza Agricoop AvatarLa nostra è la prima regione italiana ad aver messo al bando il glifosato, infatti i nostri produttori sono totalmente proiettati verso un regime di produzione biologica e verso la valorizzazione e caratterizzazione delle eccellenze “nostrane”.

La contraffazione agroalimentare non si combatte con la chiusura dei mercati. Per tutelare il Made in Calabria dalle frodi e dalle infiltrazioni malavitose è necessaria una politica commerciale chiara, con la definizione di un sistema internazionale di concorrenza leale attraverso regole di trasparenza comuni sull’origine del prodotto ed anche con una reale forte alleanza con i consumatori.

Si deve trasferire la lotta alla contraffazione alimentare all’Unione Europea, dove è alta l’attenzione verso la difesa del consumatore, ma dove spesso prevalgono, ancora, gli interessi commerciali di una nazione rispetto ad un altra, quindi, serve unire e armonizzare le attività di contrasto a livello comunitario.

Quando un’eccellenza calabrese, la Cipolla Igp di Tropea, diviene simbolo della  qualità calabrese nel mondo, viene  “clonata” con cipolle di provenienza italiana e straniera, e  vengono camuffate per la nostra “Signora in Rosso”,  non sono altro che imitazioni, contraffazioni, “falsi” e “tarocchi” che ogni anno provocano pesanti danni alle nostre imprese e, nello stesso tempo, incrinano di molto la stessa immagine del c.d. “Calabria Sounding”.

Questo mese di agosto, in una nota catena di grande distribuzione, nell’angolo dedicato alle eccellenze enogastronomiche calabresi, tra la Nduja ed altri nostri prodotti, era lì, in bella evidenza, anche la Signora in Rosso, peccato che di Calabrese non aveva proprio nulla, essendo prodotta in Emilia Romagna, ed il tutto accade li dove è di casa la Regina, nella provincia di Vibo...

La contraffazione provoca un forte danno economico per le nostre imprese che può essere misurato dalle mancate vendite alle perdita di immagine e di credibilità del marchio, alle spese legali per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, nonché alla riduzione della redditività degli investimenti in ricerca, innovazione e marketing.

La contraffazione è una truffa ai danni dei consumatori, in quanto viene svilita la funzione tipica del marchio, che è quella di garantire un segno di riconoscibilità attraverso il quale l’acquirente misura caratteristiche e qualità del prodotto.

Le imprese, sia piccole che grandi,  subiscono l’effetto della frode legata alla contraffazione in due sensi:  quella tipica del prodotto contraffatto e quella, molto più lesiva, legata all’etichettatura erronea o falsata del “made in Calabria”, prodotti, cioè, che né hanno diritto al marchio né di essere esposti nell’area dedicata alle eccellenze, ma che vengono comunque etichettati ed esposti come prodotti Made in Calabria, impossessandosi indebitamente di quel valore aggiunto proprio della filiera Calabrese.

Difendiamo insieme le nostre eccellenze, difendiamo la nostra Calabria e le sue imprese!  Non è più tollerabile, che le eccellenze e la nostra Calabria non siano tutelate, che tutto sia affidato al caso e alla superficialità. Il rispetto di un prodotto equivale al rispetto della sua terra, che i controlli siano fatti costantemente. Coloro che pubblicizzano e promuovono ciò che calabrese non è, siano puniti.

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