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La riflessione domenicale del presidente della CEC, Mons. Vincenzo Bertolone.''Da solo sono nulla''

Attualità Calabria
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«E’ facile stare insieme quando va tutto bene. Il difficile è quando si devono superare le montagne, fa freddo e tira vento. Allora, forse, per trovare calore, uno si deve fare un poco più vicino».


In uno dei suoi romanzi Maurizio De Giovanni descrive molto bene quel che accade al giorno d’oggi non solo nelle relazioni di coppia, ma anche in quelle sociali. Viviamo, e non è certo un mistero, in una società in cui prepotente avanza l’io. In generale, usare il pronome di prima persona singolare viene considerato un buon segno, un passaporto per onori e meriti, ma è altrettanto innegabile che esso  attinge, e non poco, all’ego. E se da un lato vale a comunicare autorevolezza ed impegno, dall’altro schiude le porte all’egocentrismo o segnala, nella migliore delle ipotesi, il bisogno di conferme.
Nel mondo dei tanti (troppi) singolari, gli interessi  individuali si contrappongono alle esigenze collettive e sociali, a tutto danno della convivenza e del principio di solidarietà, quasi come se gli altri, secondo quanto anticipava Jean Paul Sartre, fossero diavoli di un inferno in terra. Certo: l’egoismo è sempre esistito, ma è pure esistito, nei secoli, un altro elemento regolatore: l’empatia. Oggi, come in altre epoche storiche, il primo prevale, la seconda arranca. Ma resta comunque irrinunciabile, e le vicende recenti lo dimostrano. CONTINUA LA LETTURA SULLA FONTE UFFICIALE